Sugli antidoti alla bruttezza del mondo

di Licia Satirico

Torte scorrevoli ha letto per voi l’ultimo libro di Alessia Franco, Con lo sguardo in su (Kalós editore, 2019), arricchito da una prefazione di Moni Ovadia. Si tratta, potrebbe dir qualcuno, di una silloge di racconti per bambini, ma un’affermazione del genere non renderebbe giustizia né allo stile – adatto per ragazzi dai cinque ai centodieci anni – né ai contenuti, che fanno spaziare l’adulto nella bellezza chiaroscurale della Palermo di un secolo fa e sono una vera caccia al tesoro di citazioni letterarie. E sul valore della letteratura per ragazzi ai giorni nostri è proprio Moni Ovadia a spendere parole bellissime.

Ma veniamo al libro, incentrato sull’amicizia tra due bambine che appartengono a mondi diversi eppure comunicanti.

Josetta proviene da una ricca famiglia di ebrei tedeschi e si è trasferita da poco in una Sicilia che appena un secolo fa era un coacervo di vitalità culturale, bellezza, empiti cosmopoliti: una Palermo poliglotta, innovativa nell’architettura, pronta ad abbracciare persone, esperienze, commerci, stili, perché i siciliani hanno sempre amato i meticciamenti felici. Del resto, Panormos viene dal greco πανόρμος (“tutto-porto”): un inno all’accoglienza che in quest’epoca crudele di porti chiusi – un non senso logico, prima che etimologico – rende i siciliani ancora più unici. È la Sicilia fastosa oggi raccontata da Stefania Auci ne I leoni di Sicilia, di cui Con lo sguardo in su riprende le atmosfere dall’angolo prospettico dei bambini. Josetta nasce e cresce in una di quelle colte famiglie ebraiche che rendevano preziosa l’Europa e che l’intolleranza del secolo breve ha spazzato con crudeltà mostruosa da questo continente (queste tematiche sono presenti nel bel libro I Goldbaum di Natasha Solomons).

Sisidda va a servizio dalla famiglia di Josetta. Viene dalla miseria e dagli stenti della Sicilia buia dello sfruttamento, dei vinti, del lavoro minorile. La sua casa ha il pavimento in terra battuta, la sua bambola è un fazzoletto annodato su cui la madre ha disegnato un volto. Ha sofferto il freddo, talora la fame. I suoi coetanei non hanno mai avuto un paio di scarpe. I suoi fratelli lavorano nelle zolfatare e stringono il cuore per la meraviglia che provano nello scoprire l’esistenza delle lucciole (anche qui Alessia Franco ci regala un tuffo al cuore evocando Ciaula scopre la luna di Pirandello). Sisidda ha paura della sua nuova esperienza. Sarà la madre a ricordarle che la bellezza è di tutti, e che si deve vivere senza paura e senza vergogna, con lo sguardo in su.

La casa di Josetta sarà per Sisidda una nuova famiglia: la diversità di condizione sociale ed economica non sarà di ostacolo alla nascita di una bellissima amicizia. Sisidda impara a leggere e a scrivere, ad ascoltare e a raccontare storie. Impara a conoscere e ad amare una nonna acquisita in cui ognuno di noi riconoscerà una persona importante, che ci ha trasmesso l’amore per le parole e l’amore attraverso le parole.

L’incontro tra le due bambine annulla ogni differenza e diventa destino: certe persone si attendono da sempre, spesso inconsapevolmente. Si raggiungono, semplicemente. Perché è così che deve essere.

La storia ha un secolo di vita, ma non ha tempo: tante sono le affinità tra quell’epoca e la nostra, in cui le diseguaglianze hanno creato rabbia e odio, anche a livello verbale. Anche tra gli adolescenti.

Questa è una storia di amicizia, di bellezza, di tolleranza, di speranza e di continuità. Perché l’amore vive da una generazione all’altra. L’Autrice dedica il libro alla nonna e una nonna d’elezione, Lucia, anima queste pagine.

Lucia era anche mia nonna, e mi raccontava una delle storie da cui questo libro è popolato: Spera di sole di Luigi Capuana, oggi ingiustamente dimenticato. La bambina che ancora mi abita ha avuto un fremito di emozione e di gratitudine: per un momento bellissimo. Con lo sguardo in su mi ha restituito un mondo di affetti che credevo perduto. Alessia Franco trova il modo di toccarci il cuore.

Perché lei è fatta così, ed è così che deve essere.

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